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Un pò di storia…..

Il Karate-do è un’arte marziale le cui radici storiche sono molto antiche e la cui evoluzione nel tempo è stata così complessa da renderne molto difficile un’interpretazione univoca. 

In effetti, l’evoluzione di questa arte marziale ha una particolarità che forse la rende unica nel suo genere. 

Il Karate-do infatti non nasce come arte di combattimento all’interno delle arti marziali che costituivano il bagaglio tecnico e culturale esclusivo della casta dei guerrieri, ma ha origini molto più popolari e religiose, visto che, alle origini, i monaci stessi sentirono l’esigenza di elaborare un metodo che, in parallelo alla pratica meditativa, mantenesse in salute

il loro fisico e permettesse loro di difendersi dai frequenti attacchi dei predoni. 

Le radici di quest’arte marziale affondano quindi nella storia e si perdono nella leggenda, ma non c’è dubbio che questo metodo di autodifesa ha avuto ad un certo punto della sua storia una diffusione tale fra la popolazione che lentamente ha portato ad una sua codifica all’interno di vere e proprie scuole in diverse zone dell’Asia. In questo modo, si sono sviluppati metodi e stili anche molto diversi fra loro e la disciplina è stata permeata da principi filosofici che univano la spiritualità alla praticità dello stile di vita popolare. 

Due ulteriori passaggi fondamentali hanno permesso l’evoluzione del karate-do come lo conosciamo ai giorni nostri: 

- La sua diffusione in Giappone dove, grazie all’azione dei maestri provenienti da Okinawa (M° Funakoshi in primis), il Karate e la sua filosofia sono stati integrati con lo spirito che era proprio delle arti marziali Giapponesi, più tipicamente coltivate ed elaborate dalla casta dei Guerrieri (Bushi-do). 

- La successiva diffusione nel mondo occidentale.  

Questo aspetto non è da sottovalutare, in quanto anche il mondo occidentale aveva nel corso dei secoli elaborato le proprie arti marziali (non per niente la parola marziale deriva da Marte, dio pagano della guerra), anche se poi, per ragioni

storiche, religiose, filosofiche e tecnologiche, se ne sono lentamente dimenticati i valori e, di fatto, perse le tracce. In secondo luogo, il modo di pensare e l’atteggiamento occidentale, hanno favorito la diffusione del Karate a livello mondiale come disciplina di tipo agonistico-sportivo. Tuttavia, se da un lato, il contatto con il mondo occidentale ha permesso e dato un impulso alla diffusione del Karate, dall’altro l’eccessiva trasformazione dell’arte marziale in una disciplina sportiva rischia di far perdere di vista l’essenza del Karate-do la cui dimensione psico-fisica va oltre i normali schemi dell’allenamento atletico tutto teso al conseguimento della forma fisica ottimale.

Ovviamente, l’allenamento fisico ha la sua importanza e la ricerca del miglioramento tecnico ha il suo valore educativo.

La concezione occidentale dello sport è legata alla realizzazione di se stessi attraverso la pratica. L’atleta cerca di "eccellere" e, in senso educativo, questa forma di esperienza può risultare importante per la formazione psico-fisica del praticante, ma

nasconde anche delle insidie, nella misura in cui l’esclusivo interesse per i risultati può privare il praticante dell’importantissima dimensione interiore della sua esperienza.

In questo contesto infatti, l’allenamento viene finalizzato al conseguimento di una particolare abilità tecnica, e allo sviluppo di doti atletiche e forza fisica, che possono risultare momentaneamente soddisfacenti sul piano dei risultati agonistici, ma sono inevitabilmente limitati nel tempo: questo approccio può portare ad una separazione forzata di corpo e spirito.

Noi crediamo che ai giorni d’oggi, con la pratica dell’arte marziale, in cui ancora predomina la nozione del termine “do”, la capacità tecnica e certe abilità sportive devono essere certamente perseguite, ma non solo per il conseguimento di un risultato agonistico immediato e limitato nel tempo (in funzione dell’età del praticante), quanto piuttosto come esperienze che fanno parte di un percorso di perfezionamento personale, una "Via", in cui lo studio del corpo e della mente viene unificato ed è destinato a durare nel tempo.

La pratica del Karate-do è accompagnata quindi da una molteplicità di dimensioni, fisiche, psichiche e filosofiche che rendono molto difficile spiegarne con le parole l’essenza, soprattutto in un’epoca in cui non si può pretendere che il praticante moderno “viva” l’arte marziale come essa era vissuta dai praticanti e dai maestri in epoche più remote. 

Crediamo tuttavia che, attraverso la pratica intesa sia in senso sportivo, sia come ricerca personale di un percorso teso al miglioramento continuo, sia possibile ancora oggi coltivare quei valori che sono alla base dell’arte marziale.